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Anni
di costruzione: Numero di unità costruite: Potenza: Tender: Capacità
di acqua: Capacità di carbone: Velocità massima: Rodiggio: Diametro
ruote motrici: Lunghezza tra i respingenti: Pressione massima in caldaia: Numero cilindri: Distribuzione: Massa in servizio: Massa
aderente: Costruttori:
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1906
- 1922 370 380 CV (a 30Km/h) Locotender 5000 Litri 1500
Kg 55 Km\h 0-3-0 (C) 1310 mm 9160 mm
12 Kg/cmq 2
esterni Walschaert 45,3 t 45,3 t BREDA-Milano, OFFICINE
MECCANICHE-Napoli, OFFICINE MECCANICHE-RE
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Le
differenze costruttive con le progenitrici erano essenzialmente
costituite dall'incremento del diametro degli stantuffi, che passava
da 380 a 420 mm, e dall'adozione di una caldaia in cui era migliorato
il rapporto tra le superfici di riscaldamento totale e quello della
superficie di griglia. Ne conseguiva un lieve aumento della potenza
esprimibile con continuità a 30 km/h (da 360 a 370 CV ossia da 265
a 272 kW) ma, specialmente, della forza di trazione che passava
da 3.240 a 3.330 kg. Se questo dato può sembrare modesto, si abbia
presente che esso è calcolato in base al coefficiente di aderenza
di 1/7 (questo coefficiente è da considerarsi un valore-limite,
risultando in pratica più elevato); di fatto, in base alla pressione
di lavoro e alla dimensione del meccanismo, la forza di trazione
sull'asta dello stantuffo saliva da 6.300 a 7.680 kg. Sulle 835
venne inoltre eliminato il freno ad aria compressa, sostituito con
quello a vapore, e una quindicina di esemplari furono sperimentalmente
dotati di freno a controvapore. Sulle prime 150 unità si mantenne
la presa di vapore per il riscaldamento del treno (sistema Haag),
sia perché le 835 potevano essere utilizzate al traino di convogli
ordinari, sia per il compito di preriscaldamento delle carrozze,
nelle stazioni capolinea, in attesa dell'attestarsi della locomotiva
titolare. Questo servizio si dimostrò utile nel caso di treni affidati
alla trazione elettrica trifase, poiché le prime locomotive di questo
tipo disponevano di una caldaia a nafta di modeste dimensioni; successivamente
venne generalizzato l'impiego di un carro-riscaldo col quale era
possibile effettuare il riscaldamento delle carrozze assai prima
della partenza del treno. Le locomotive 835, nel loro schema
costruttivo, riprendevano molte caratteristiche e soluzioni delle
830 da cui derivavano. Erano delle macchine a 2 cilindri gemelli
a vapore saturo. Il forno aveva una superficie di griglia di 1,48
metri quadrati e una pressione in caldaia di 12 bar. Vennero
costruite a più riprese in tre serie, ma con molte varianti. La
prima serie di 20 locomotive venne ordinata nel 1905; ad essa si
aggiunse l'anno dopo una seconda ordinazione di 10 unità. La terza
serie venne ordinata in varie riprese tra il 1907 e il 1911. La
caratteristica più evidente era l'assenza di pompa per l'aria compressa,
essendo prive di freno Westinghouse; la frenatura, a ceppi su tutte
le ruote, era ottenuta per mezzo del vapore che agiva su appositi
cilindri del freno. Erano pertanto prive di condotta di aria compressa
per il materiale rimorchiato. Per la frenatura del materiale in
corso di manovra esisteva un dispositivo di controvapore che, invertendo
rapidamente l'entrata del vapore nei cilindri, come se si dovesse
invertire il senso di marcia, realizzava l'arresto della colonna
di veicoli manovrati. Tale dispositivo venne tuttavia eliminato
a partire dalla terza serie di locomotive in poi, che vide inoltre
modifiche alla caldaia, che venne irrobustita. Le macchine dalla
001 alla 097, costruite da Breda, vennero dotate solo di freno a
controvapore. Le rimanenti ebbero il freno continuo Westinghouse
con relativa pompa posta a destra della camera a fumo. Le unità
fino alla 287 ebbero la cabina molto simile a quella delle vecchie
830, con tetto sporgente. Dalla 288 il tetto è raccordato con le
pareti laterali, senza soluzione di continuità. Altra differenza
estetica stava nel duomo dal profilo elaborato o arrotondato e dalla
sabbiera dalla diversa forma. Altre differenze le troviamo nell'altezza
del praticabile a lato della caldaia e nella forma frontale. Con
il passare del tempo durante le revisioni le caldaie venivano scambiate,
per cui macchine della prima serie si trovavano ad avere caldaie
della seconda e viceversa. Intorno agli anni '30 le 835 vennero
dotate di compressore, serbatoio per l'aria compressa e accoppiatori
del freno sulle testate dato che, con l'aumento della composizione
dei treni, le colonne di veicoli da manovrare erano diventate molto
più lunghe. Nel dopoguerra su una trentina di macchine venne
montata l'alimentazione del forno a nafta con accensione e stazionamento
a carbone. I dispositivi di frenatura erano due. A mano per lo
stazionamento e a vapore sulla sola locomotiva, agente su tutte
le ruote. La costruzione della 835 (che si distingueva dalla
830 progenitrice per la forma del tetto della cabina, un diverso
disegno del copriduomo, la nuova finestratura frontale e posteriore,
nonché per la soppressione del serbatoio cilindrico dell'aria compressa
posto sotto la cabina) proseguì sino al 1922. A consegne ultimate
il lotto comprendeva ben 370 unità, fatto che sottolinea quanto
fossero indovinate e preziose. Alla locomotiva da manovra sono
infatti richieste doti di compattezza, economicità, buoni spunti,
facilità di iscrizione nelle più strette curve, elasticità di impiego:
tutte qualità ampiamente riconosciute alle nostre 835. Facili a
rintracciarsi in quasi tutti gli scali, erano soprannominate, specie
nel Meridione, le "Cirille"; ma altrove erano individuate
come "Camille" o "Mule". Un poco goffe, allorché
procedevano alle più elevate velocità loro consentite (si dimenavano
come anatre), erano preziosissime nel lavoro di composizione/scomposizione
dei convogli viaggiatori per il trasferimento di carrozze in servizio
diretto; risultavano altresì utili, sempre nelle stazioni viaggiatori
e particolarmente in quella di testa, nell'effettuare delle "tirate"
dei treni in arrivo sino al parco ricovero carrozze. Detto dei
meriti, si dica anche dei difetti. Il principale era senza dubbio
costituito dalla modestia delle scorte. Previste per l'impiego negli
scali, ove il rifornimento era sempre possibile, disponevano di
casse di soli 5mc d'acqua. Chiamate a "spuntare" sovente
a piena ammissione, risentivano un po' di questo limite quando dovevano
lavorare in impianti di una certa estensione. Va perciò detto che
il personale di macchina cercava di non farsi mai cogliere con scorte
al minimo, approfittando di ogni sia pur breve occasione, per l'operazione-biberon
(che consisteva in rapidi rifornimenti idrici). Un'altra lagnanza
concerneva le condizioni di lavoro, essendo la cabina spesso rovente,
anche a motivo della poca ventilazione dovuta alla scarsa velocità.
A poco serviva lo sfogo d'aria sul tetto della cabina, e il personale
doveva stare quasi sempre (ma anche per manovrare meglio) "alla
catenella".
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