L'evoluzione e il declino

 Nel corso della loro lunga carriera, le 835 subirono qualche modifica resa necessaria dall'evolversi dei tempi. La quasi totalità fu riallestita con freno Westinghouse, poiché la maggior composizione trainata e la necessità di arresto in spazi brevi resero del tutto obsoleto il freno a vapore. Le porte di accesso furono dotate di vedetta e in qualche caso si procedette a rialzare la carboniera.
Seguì l'illuminazione elettrica (le batterie furono applicate sotto la cabina), la sostituzione dei fanali a petrolio, sovente accompagnata da applicazione di ripari sui praticabili, e la sostituzione del fischio a vapore con quello, più anonimo, ad aria compressa.
Ciò condusse ad una grande varietà di esemplari, perché le modifiche erano spesso attuate, a seconda della sede di assegnazione, in tempi diversi e, talora, non lo erano affatto. Nel caso dei praticabili, poi, l'applicazione di ripari era addirittura dovuta ad iniziative locali proposte come esperimento.
Munite di pompe quasi sempre in azione, serbatoi, sopralzi, batterie e mancorrenti vari, non acquistarono certo in fatto di piacevolezza; tuttavia nel secondo dopoguerra le 835 conobbero nuovi fasti allorché furono chiamate a dar man forte nei servizi di linea. Fu così possibile assistere (nella stagione estiva, per via dell'impossibilità di assicurare il riscaldamento dell'unica carrozza che veniva rimorchiata) al traino del locale sulla tratta San Giuseppe di Cairo-Altare in sostituzione delle 75 e 880 di Cuneo che vi erano normalmente adibite; o all'espletamento delle funzioni di merci-raccoglitore sulla Fano-Fermignano o al rinforzo sulla Chivasso-Aosta dei più pesanti treni sulla tratta più acclive.

Ancora alla fine degli anni Sessanta la 835 assegnata a Biella effettuava la spinta in coda o intercalata a dei merci che salivano da Chiavazza, sostituendo sul breve ma impervio tratto le 640 o le 740 titolari.
Molto ampio il paragrafo dedicabile ai noleggi: alle FNM per il merci sulla linea di Valmorea; alle FTN per le tradotte dallo scalo torinese di questa ferrovia alle Officine del Gas (raccordo sul quale se ne innestavano molti minori e che perciò era assai attivo); alle FSE a alla SNFT (linea Porto Santo Stefano-Orbetello), per dire solo di alcune voci.
Le 835 furono, oltre che le locomotive probabilmente più noleggiate dalle FS, senza dubbio le più ... deportate. Infatti i tedeschi, nell'ultimo periodo del conflitto, ne trasferirono in Austria e Germania 17; secondo il Cornolò non tutte rientrarono (gli effettivi non recuperati vennero con probabilità distrutti dai bombardamenti).
La longevità di queste macchine fu tale, che il 1° gennaio 1972 ne erano ancora in servizio ben 165. Secondo il Cherubini, undici anni dopo non ne esistevano che 16 esemplari, di cui 11 attivi; precisamente quelli numerati 009 015 040 034 062 073 (di costruzione Breda); 166 203 323 (di costruzione OM Milano); 178 213 (di costruzione OM - Napoli). Ben 60 macchine hanno continuato a servire gli scali italiani sotto altre vesti, quando vennero scelte nel 1961 per fornire telaio, assi e bielle per la costruzione del nuovo gruppo di loco elettriche da manovra E.321 ed E.322. Altre 39 locomotive con la stessa filosofia finirono utilizzate per costruite le nuove loco da manovra diesel gruppo 234 presso le officine veronesi di Porta. Le ultime 835 in servizio risalgono all'inizio degli anni ‘80. Una compariva, di tanto in tanto, a Torino Smistamento, alla manovra delle tirate provenienti dalla Fiat Mirafiori, tramite locomotive elettriche ex tranviarie impiegate dalla SATTI sul proprio raccordo Fiat-FS; era però una presenza sporadica, motivata da momentanea indisponibilità della locodiesel assegnata. Un'altra unità era rintracciabile sul piazzale di Alessandria, adibita alle manovre del lato ovest (ponte sul Tànaro): questa presenza era meno casuale, anche se l'attività svolta risultava assai limitata. Inoltre in attività si trovavano una 835 sul raccordo marittimo di Ancona, una seconda a Pisa ed un'altra ancora a Napoli Smistamento.
Tutte le unità rimaste sono state accantonate nel corso degli anni '70 e '80, con la 166 di Ancona attiva fino al 1984! Molte 835 sono scampate alla demolizione, perchè grazie alle dimensioni contenute e compatte erano adatte per essere esposte come monumento in mezz'Italia, a ricordo del passato ferroviario italico. Così se ne sono salvate ben 54 di cui 9 esposte in vari musei.